25 Aprile, gli occhi dei morti

25 aprile, gli occhi dei morti, lo sguardo dei morti: le immagini dei volti dei tanti caduti del sacrario del cimitero di Borgotaro. Senza la retorica delle parole di commemorazione, puntualmente poi smentite dai fatti di tutti i giorni.

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Guardiamoli negli occhi.

Quest’anno, per parlare della commemorazione del 25 aprile, niente politici, niente resoconto ripetitivo di presenze e di discorsi pieni di imbarazzante retorica. Niente minestra riscaldata, nessuno sconto per i “copia e incolla” dalla presunta facile presa.

Ho fatto un salto al camposanto di Borgotaro, quando il clamore mattutino delle celebrazioni di rito erano finite. Quando non c’erano più, almeno per me, fastidiose parole. Enunciazioni di principio, puntualmente smentite dai fatti. Che fanno sempre più male alla storia, alla memoria.

E’ un luogo dove ci sono centinaia di occhi, tristi, come se avessero sempre saputo di andare a finire su una lapide, rigorosamente in bianco e nero; che ti guardano, ti scrutano autorevoli, quando entri nel Sacrario dei caduti per la Resistenza. Occhi di giovani, di vecchi, di donne, di quasi adolescenti, di militari, di preti. Occhi di morti, morti ammazzati per la Patria, per l’Italia. Morti impiccati, sparati, addirittura decapitati. Finiti con un colpo in testa, squarciati con un colpo di baionetta. Hanno lasciato nei loro amici, nei loro parenti, dolore, disperazione, e tanta paura. Ma hanno lasciato loro una nazione, imperfetta, debole, piena di difetti, ma una nazione. Alcuni sono morti mentre combattevano, altri sono stati fucilati, dopo essere stati torturati, imprigionati. Qualcuno, felice di una vita appena ricevuta, si trovò nel posto sbagliato, al momento sbagliato; aggrappato al seno della madre, colpita e trapassata da un cecchino tedesco. Un tondo, cognome e nome, due date: la seconda cade intorno al ’45.

E non sono tutti quelli che, dal 1943 al 1945, hanno perso la vita per un ideale di Patria, di Nazione: almeno qui, mancano gli occhi di tutti quelli che la storia ha dimenticato, di quelli che sono stati eroi per caso, senza diritto alla memoria perché scomodi; mancano tutti quelli, e sono tantissimi, che erano dall’altra parte, rispetto ai partigiani, quelli che nella grande roulette russa della guerra, del conflitto globale, decisero, alla meno peggio; o che cercarono di onorare, a modo loro, uno stato allo sbando, seguendo la Repubblica di Salò. Tutti senza una foto, senza un nome su una lapide, come capita a quelli che perdono una guerra.

Quest’anno, visto lo stato in cui versa l’Italia, forse è il caso di parlare poco; inutile scrivere e riportare parole puntualmente smentite dai fatti; forse è il caso di evitare di amplificare discorsi stanchi, tristissimi alimenti ideologici di straordinari misfatti quotidiani.

Quest’anno, per onorare il 25 aprile, forse basta avere il coraggio di guardare negli occhi tutti quelli sono morti immolandosi per un’idea di nazione; che si stenta, ogni giorno di più, a riconoscere come tale.

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