Furti, in Valtaro

Furti e danneggiamenti: quella che per anni è stata un’isola felice, un luogo di attenzione, inizia a sentire i colpi della delinquenza comune che inizia ad interessarsi e ad affacciarsi in questi luoghi di Appennino.  Un sistema fragile, che sicuramente è assalito con facilità anche grazie alla complicità di basisti e complici locali, abilmente mescolati in mezzo alla società civile.
Lo dimostrano gli ultimi due casi eclatanti di cui è rimasta vittima la comunità di Borgotaro: il furto di contante alla Casa del Fanciullo e la sottrazione delle cassette “fondo cassa”, al Conad.

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Una serie di furti, sempre più audaci, sempre più sfrontati, che stanno interessando la parte alta della Val Taro, da alcuni mesi. Seguendo il trend nazionale, seguendo le statistiche del degrado sociale in cui versa l’Italia. Il segno di un inquinamento dell’animo degli uomini, che sale dalla pianura, come lo smog. Che trova sicuramente dei basisti, dei collaboratori, delle spie locali.

Gli ultimi due eventi delittuosi, in ordine di tempo e di importanza, ai danni della Casa del Fanciullo, la struttura educativa della Parrocchia e del supermercato Conad. Nel primo caso, un furto di oltre 6.000 euro, una cifra consistente custodita nella cassaforte della struttura. Chi ha rubato conosceva molto bene le abitudini della Parrocchia e di chi vi opera: non si è fatto scrupoli, nel violare con grande perizia e spietatezza un luogo caro e sacro alla comunità. I soldi, prima di tutto. Poco gli è importato se il denaro serviva alla colonia, all’educazione dei bambini. Poco gli è importato se tanti bambini bisognosi, di ogni nazionalità e provenienza, come ogni anno, mescolandosi con altri bimbi più fortunati, avrebbero usufruito di queste risorse, per passare qualche giorno sereno e spensierato al mare, in montagna. I soldi, prima di tutto, sopra tutto.

E poi il furto al Conad: in piena notte, come in una periferia qualsiasi di una città degradata, in meno di due minuti, due “commando” di professionisti criminali super preparati, giunti su due auto distinte un’utilitaria e una berlina di grossa cilindrata, infischiandosene degli allarmi, hanno forzato in un attimo le porte del supermercato ed hanno saccheggiato le casse, portandosi via le cassette di sicurezza contenti i “fondo cassa”. Meno di due minuti e all’arrivo dei Carabinieri non rimanevano che vetri rotti e porte divelte. Anche qui, migliaia di euro di bottino, danni per oltre 10.000 Euro. La fuga, l’inutilità dei posti di blocco: tutto ben calcolato, tutto pianificato. I soldi appunto, prima di tutto, sopra tutto.

L’amarezza della certezza della presenza di basisti, di spie, di pali: ben inseriti mentitori, magari persone accolte con amore, con sensibilità, che ora si dimostrano essere degli spietati mostri, insensibili e blasfemi. “Indigeni”, votati al male, per necessità, o forse solo per ingordigia.

L’inconsistenza e l’inutilità del sistema di telecamere, di rilevazioni, costato tantissime risorse pubbliche: sempre inutile per le grandi rapine, per i casi peggiori. Manco utile ad individuare qualche disperato intento a danneggiare qualche arredo o qualche pianta. Soldi pubblici spesi male, quelli della videosorveglianza, alla luce della non copertura di zone strategiche, come gli ingressi in Val Taro o i passaggi obbligati sotto il Ponte di Ferro della ferrovia o i principali passi verso le altre valli; alla luce dei risultati, deludenti e inconcludenti.

C’è anche da chiedersi quali saranno i limiti che raggiungeremo, come comunità; quali compromessi saremo disposti a sopportare, quali complicità, quali ipocrisie.

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