Formula SAE e Formula Eletric 2014

Formula SAE e Formula Eletric: Varano per quattro giorni è diventato il baricentro della passione motoristica allo stato puro. Quasi tremila ospiti, 85 team di 22 università mondiali sono scesi in pista, per quella che è diventata la kermesse dei giovani talenti che vogliono entrare dalla porta principale nel mondo del motorsport. Tanti gli ospiti di Gian Paolo Dallara, uno dei padroni di casa e main sponsor della manifestazione con la sua azienda, famosa in tutto il mondo e in tutte le maggiori piste: tra questi, Romano Prodi

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85 team, un esercito di quasi 3000 appassionati di motorsport, provenienti da 22 università tecniche mondiali; una massa festante, sempre sorridente, composta da studenti di ingegneria, di neo laureati, di professori e tecnici. Una buona squadra di parenti, di amici, di curiosi. Per una settimana a giocarsi le posizioni nelle classifiche delle varie categorie, delle varie discipline. Dall’analisi dei costi, al design, all’innovazione pura, alle performance in pista e alle zone prova.

Lo spirito giusto: quello della curiosità, della collaborazione anche con i team concorrenti, della competizione, sempre con il rispetto dell’avversario. Gruppi giunti dall’India, dalla Turchia, da Israele, dalla repubblica Ceca, dalla Russia, dalla Francia. Lo squadrone tedesco e austriaco, sempre più professionali, sempre più convinti. C’è la ragazza bionda, appena laureata al percorso triennale di ingegneria, tanto bella da poter fare la velina, intenta a fare calcoli, mentre sgranocchia delle patatine. Mi parla in un italiano perfetto, solo una lieve inflessione tedesca: da grande, vuole proseguire con gli studi, vuole andare in stage alla Ferrari. C’è il professore maltese che conosce Romano Prodi, che lo saluta come un vecchio amico, quando arriva al suo garage: dall’inglese passa all’italiano, per cortesia. La sua macchina ha delle soluzioni geniali, manca un po’ di tecnologia. Ma cresce. I ragazzi italiani sono sempre quelli più incasinati, quelli più chiassosi. Il marchigiano che fa spegnere la macchina mille volte, imprecando con simpatia; il parmigiano perfezionista, che svita e riavvita, che modifica in modo impercettibile il pezzo che ha in mano; il milanese in totale adorazione di Gian Paolo Dallara, quando gli visita il team. Caffettiere, belle pronte per le notti a sistemare i problemi; piatti di pasta cucinati nei modi più bizzarri, sicuramente poco ortodossi, da perfetti ingegneri; frutta e angurie in ogni angolo, per la sete e il caldo; qualche gavettone, qualche scherzo, in mezzo a mille bici e monopattini; mussulmani a fianco di ebrei, tedeschi, russi, francesi, indiani, tutti con lo spirito giusto: se manca una chiave, se manca un cuscinetto, una fascetta, un tubo, non ci sono problemi. L’inglese è la lingua comune, che aiuta, che semplifica; la voglia di migliorarsi è lo scopo di tutti. E poi, la netta percezione che certi paradisi, certi spazi poco complicati per le relazioni e sempre più rari, come il motorsport, come la formula ATA, sono una specie di porto franco, in cui rifugiarsi e cercare di non farsi inquinare troppo dal non senso comune, dalle follie che ogni giorno uccidono la speranza sui giornali, nelle TV. Le foto di gruppo si sprecano, i selfie con i più grandi geni del motorsport si moltiplicano su Facebook. Il genio a fianco del tesista, diventano una sola cosa. Come i bagni nel Ceno, tutti insieme, senza troppe differenze, come solo i giovani sanno ancora fare. Chissà se riusciranno a non farsi inquinare, a non farsi cambiare troppo, prima di perdere il fascino irripetibile di Peter Pan.

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